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Mai vergognarsi di dire qualcosa di bello a qualcuno (anche se ci sembra stupido).

Vi è mai capitato di pensare qualcosa di bellissimo di qualcuno ma tenervelo per voi senza dire nulla al diretto interessato? Per vergogna, imbarazzo o semplicemente per la paura di essere prese per matte?
A me capitava spesso prima.
Questo atteggiamento, oltre ad essere sbagliato e poco produttivo, mi ha sempre portato grandi sofferenze.
Voglio raccontarvi un paio di esempi a conferma di questa teoria.

Alla fine delle medie cambiai scuola e lasciai quasi tutti i miei vecchi amici.
Uno tra di loro era sempre stato speciale per me, eravamo stati nella stessa classe fin dall’asilo, praticamente era come un fratello.
Era proprio il mio migliore amico, peccato che non lo sapesse, o meglio sì, ma era un dato di fatto, non avevo mai nemmeno pensato di dirglielo, di spiegargli che non volevo perderlo alla fine delle scuole.
Scegliemmo due licei diversi e ci perdemmo totalmente di vista.
All’epoca non esisteva Facebook, ne avevamo i cellulari come oggi.
Una volta perso il suo numero di casa (scritto rigorosamente su di una vecchia rubrica) non avevo modo di ricontattarlo.
La cosa che più mi turbò era non avergli mai detto quanto fosse stato importante per me in tutti quegli anni passati insieme.
Questo fatto mi tormentò per anni, convivevo con un enorme rimpianto (enorme se proporzionato alla mia età ovviamente), non avevo modo di rimediare e questo mi portò, nel corso del tempo, a sognarlo spessissimo.
Nella dimensione onirica si sfogava la sensazione di aver lasciato qualcosa a metà, sognavo sempre di rincontrarlo per potergli dire tutto ciò che per timidezza non gli avevo confessato.

Ormai avevo imparato a convivere con questa sensazione fastidiosa, quando ebbi una seconda, incredibile occasione.
Dopo ben 6 anni (ero già al primo anno di università) un’ex compagna delle medie organizzò una grande rimpatriata, non mi sembrava vero!
Quella sera, ricordo benissimo, di essere stata nervosissima.
Rivedere il mio amico fu una grande emozione, una sensazione veramente speciale.
Ovviamente non mi feci scappare l’opportunità di parlargli (ci scambiammo anche i numeri di cellulare stavolta!) e raccontargli tutto quello che mi ero tenuta dentro in tutti quegli anni.
Fu una liberazione incredibile, come togliere un gigantesco masso da sopra il cuore.
Da quel giorno non lo sognai più, perché finalmente avevo chiuso il cerchio.
In quanto a lui, fu davvero felice delle mie parole, probabilmente non se le aspettava, specialmente dopo tutto quel tempo.
Non ci siamo mai più persi di vista, anche se a causa dei rispettivi impegni abbiamo poche occasioni di vederci, sappiamo benissimo quanto ci vogliamo bene.
Sono davvero fiera della persona meravigliosa che è diventata, e stavolta cerco di farglielo sapere appena si presenta l’occasione.

Quella volta sono stata molto fortunata ad avere avuto una seconda opportunità, purtroppo non è stato sempre così, in un’altra occasione ho dovuto imparare a lasciar andare quel senso di incompiutezza senza poter parlare con la persona interessata:
Quando ero al secondo anno delle superiori mia madre aveva un nuovo compagno, si frequentavano da alcuni anni e lui era diventato ormai di famiglia.
Mi ero abituata ad averlo in giro per casa, avevamo fatto tante cose insieme: viaggi, week end, feste. In così poco tempo avevamo costruito tantissimi ricordi.
Era una persona incredibilmente gentile, sempre con il sorriso, e pronta ad ascoltare (qualità rarissima). Avevo l’impressione che emanasse un’aura di serenità contagiosa.
Non credo di aver mai visto mia madre così felice come in quel periodo.
Purtroppo ci lasciò improvvisamente.
Fu un trauma per tutti ovviamente.
In quel momento mi accorsi che non gli avevo mai detto che era stato la cosa più simile ad un padre che avessi mai avuto.
E non avrei più potuto dirglielo.
Sono stata una stupida a non farlo, so che lui ne sarebbe stato davvero felice.
Questo è un grande rimpianto che mi sono portata dietro per tanto tempo, senza seconde opportunità, ho dovuto imparare a conviverci e non è stato facile.
In qualche modo, ovunque lui si trovi, spero con tutto il cuore che sappia quanto è stato importante e che avrei tanto voluto continuare ad averlo accanto crescendo.

Queste esperienze mi hanno portata a capire quanto sia sbagliato non dire qualcosa di bello a qualcuno.
Eppure a dire qualcosa di sgradevole non ci facciamo così tanti problemi, anzi capita spesso di farlo, a volte senza nemmeno pensarlo realmente (ok spesso è la rabbia o la situazione a parlare per noi, ma non sempre).
Invece se si tratta di un complimento o una lode subentrano mille paranoie.

Forse le nostre parole non dette sarebbero state importanti per quelle persone, chi lo sa, magari l’avrebbero aiutata ad avere più fiducia in sé, o semplicemente gli avrebbero fatto immensamente piacere rallegrando la sua giornata. Forse sarebbero potute diventare un bel ricordo, ma non abbiamo avuto il coraggio di dirle.
Così promisi solennemente a me stessa che mi sarei impegnata a cambiare questa tendenza.

Inaugurai il mio nuovo atteggiamento quando ero ancora al liceo.
L’ultimo anno avevo preso una clamorosa cotta per un ragazzo di un’altra classe, non sapevo nulla di lui tranne il nome e che vederlo suonare (la batteria ) durante un concerto che si era tenuto a scuola il primo giorno dell’anno, mi aveva emozionata tantissimo.
In qualche modo era riuscito a trasmettermi la sua passione per la musica, in un momento della mia vita in cui mi trovavo a dover decidere del mio futuro, ero molto confusa sul da farsi ed i miei sogni stavano soccombendo in favore delle aspettative dei miei familiari.
Ricordo che passai tutto l’anno a “spiarlo” per i corridoi.

Mai vergognarsi 1

Poi l’ultimo giorno di scuola prima della maturità mi decisi: gli scrissi una lunga lettera e chiesi ad una sua compagna di classe di consegnargliela.
(Un’altra cosa buffa? Mi sono fidata di questa ragazza che non conoscevo e credo che in qualche modo il mio gesto l’abbia colpita, fatto sta che col tempo è diventata una delle mie più care amiche. Vedete? Non potete sapere quali grandi cambiamenti un atto di gentilezza possa innescare!)

Al contrario di quanto possiate immaginare non gli scrissi nulla della mia cotta, non avrebbe avuto alcun senso, in fondo nemmeno lo conoscevo e lui non sapeva neppure della mia esistenza. Ciò che mi premeva davvero fargli sapere era che sentirlo suonare mi aveva emozionata, il suono della sua batteria era stato come un’esplosione di energia positiva.
Gli scrissi di non cambiare mai e non abbandonare i suoi sogni.
Tutti i miei amici mi dissero che stavo facendo una pazzia, che questa storia sarebbe girata in tutta scuola (frequentavo una scuola privata dove eravamo in pochi e le voci correvano più veloci del vento!).
A me non interessava, trovavo giusto che lui sapesse queste cose perché ero convinta che se le meritasse.

La sera prima dello scritto di italiano mi arrivò un suo messaggio dove mi ringraziava e mi faceva gli auguri per gli esami.
Ne fui davvero felice.
Non lo vidi né sentii più.

Poi a distanza di anni ed anni su “MSN Messenger” (se non ricordo male) mi arrivò inaspettatamente un suo messaggio.
Mi scriveva che gli era capitato di rileggere la mia lettera, che aveva conservato, e che dopo anni aveva capito più a fondo le mie parole, le aveva rilette in un momento difficile e gli avevano fatto bene.
Mi sono sentita davvero felice in quel momento, e molto fiera per aver avuto il coraggio di quel piccolo gesto.
(Per chi fosse curioso, ad oggi ogni tanto ci sentiamo ancora via Facebook, ognuno di noi ha trovato la sua strada, per me rimarrà sempre una persona che stimo moltissimo).

Nel corso degli anni ho applicato quanto più possibile la mia teoria del “Se puoi dire qualcosa di bello a qualcuno FALLO (anche se ti sembra stupido)”, ma non molto tempo fa mi è capitato un altro caso eclatante che merita di essere raccontato:

In un anonimo lunedì di fine ottobre ho ricevuto una telefonata da una delle mie migliori amiche ed ex compagne di facoltà:
“All’uni fanno un convegno sullo sciamanesimo ed hanno invitato un vero sciamano messicano, oh ai tempi nostri queste cose fighe non le organizzavano mai!”.
In effetti aveva ragione, in tutti gli anni trascorsi in facoltà il massimo della vita che erano riusciti ad organizzare era stato un seminario di una noia mortale sulle figure mostruose nell’antichità.
Suona interessante ma non lo era, credetemi. Lo ricordo ancora con terrore, si addormentarono anche molti dei professori, una vera agonia.

Ho iniziato a scavare nei ricordi del mio periodo universitario (e come avrete capito quando inizio così sono pericolosa).
La vita in facoltà era veramente infernale: disorganizzazione TOTALE e supremazia di vecchi professori che si atteggiavano a detentori del sapere supremo, spocchiosi e irrispettosi tiranneggiavano su tutti: studenti, ricercatori e professori più giovani.
Per me l’ambiente universitario ha rappresentato una grande delusione, spero davvero che negli anni le cose siano cambiate ma io l’ho vissuto veramente come una grande sconfitta.
Nonostante questa desolazione sia io che la mia amica abbiamo sempre ricordato con enorme affetto un professore in particolare.
All’epoca aveva un contratto a progetto ma faceva il suo lavoro con passione, insegnava (ed insegna tutt’oggi) storia delle religioni mesoamericane.
Il suo corso aveva degli orari impossibili, ovviamente a lui rifilavano sempre quelli che nessun altro dei “big professori” voleva.
Lunedì 17/19, me lo ricordo ancora.
Però la classe era sempre piena, tutti noi rimanevamo ad ascoltarlo fino all’ultimo perché questo giovane prof aveva stoffa da vendere, tanta passione per la sua materia, e un sacco di entusiasmo, che diventava contagioso, anche quando alle sette di sera, dopo una giornata infinita, “Huitzilopochtli” ti sembrava più uno scioglilingua che il nome di una divinità.

Mai vergognarsi 2

Così da un sorriso nostalgico ho pensato che non mi fosse mai capitato di ringraziarlo né fargli sapere quanto fosse apprezzato per il suo lavoro.
Era davvero un peccato..
Non mi piaceva come finale della storia, così mi sono messa a caccia. Tramite Facebook sono riuscita facilmente a rintracciarlo, e a rischio di sembrare una stalker, gli ho scritto un lunghissimo messaggio.
Volevo assolutamente che sapesse tutte queste cose.
Non mi aspettavo una sua risposta, sinceramente non mi aspettavo nemmeno si sarebbe ricordato di me, d’altra parte dalla mia laurea sono passati ben 8 anni!
Però anche in questo caso, volevo che almeno gli arrivasse il mio messaggio di incoraggiamento a non mollare e mantenere sempre quell’entusiasmo che aveva caratterizzato le sue lezioni.
Sopra ogni immaginazione dopo un paio d’ore il prof mi aveva risposto.
“Cara Martina, mi ricordo perfettamente, grazie mille davvero per le belle parole. Fanno davvero tanto piacere, anche perché troppe volte questo lavoro sembra quasi inutile. Se non fosse per gli studenti in gamba come voi che ti fanno sentire bene.”
Non penso ci sia bisogno di commentare.
Ancora una volta ho avuto la conferma che dire qualcosa di bello a qualcuno sia SEMPRE la scelta migliore.
Non sapremo mai le conseguenze delle nostre parole finché non le facciamo arrivare al destinatario, e potremmo stupirci di quante dinamiche queste possano innescare.

Per questo la mia richiesta di oggi è:
Avete qualcosa di speciale da dire a qualcuno e non lo avete mai fatto?
Armatevi di coraggio e fatelo, al massimo questa persona potrà pensare che siete dei tipi strani. Ma voi non rischierete mai di dover convivere con il rimpianto, o il dubbio del “se glielo avessi detto?!”.
Il mondo ha bisogno di energia positiva, di incoraggiamento e parole gentili, non tenetevele per voi, sarebbe uno spreco, le nostre parole possono fare la differenza.

Take care to shine Bannies!