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L’ansia. Breve studio semiserio.

L’ansia è quell’entità di colore variabile, tra il viola ed il nero, che ci si appollaia sulla spalla dalla mattina alla sera (se siete fortunati, altrimenti vi terrà compagnia anche per tutta la notte) e ci regala un incredibile ventaglio di ipotesi e possibilità catastrofiche riguardo alla nostra vita.

Dicono che l’ansia sia uno dei “mali moderni”, in effetti, se ripenso ai miei nonni, nessuno di loro soffriva di ansie, anzi sembravano trattare la problematica con grande indifferenza.
Questo mi ha portata a pensare che in effetti l’ansia derivi dal troppo tempo passato a pensare e rimuginare sulle cose.
Forse è un discorso un po’ retorico ma i nostri nonni erano persone molto più toste di noi, avevano affrontato una o due guerre e questo li aveva resi estremamente pragmatici (forse anche un po’ troppo) e concreti; i problemi che non puoi toccare con mano, semplicemente non esistono, almeno i miei nonni erano così.
Non sembravano dare peso all’ansia, o forse non avevano avuto mai nemmeno il tempo per pensare a cosa fosse, quindi per loro l’ansia non esisteva.
Che poi, tutto sommato, stare a scervellarsi sull’origine sociale dell’ansia trovo sia un po’ inutile, ormai c’è, sembra proprio entrata a far parte del nostro mondo, ormai tutti soffrono di ansia, per cui meglio concentrarsi sul modo per “combatterla”.

Per esperienza personale ho notato che l’ansia è di dimensioni variabili, si evolve in vari stadi come un Pokemon, nutrendosi principalmente di paura e pensieri negativi, quando si abbuffa di questi si trasforma in Panico, il suo stadio finale, a quel punto risulta molto difficile gestirla ed affrontarla.
Quando l’ansia diventa Panico è estremamente pericolosa: arriva a tali livelli di grandezza e forza da riuscire a contaminare e trasformare in incubi tutti i nostri pensieri. Costruisce una sorta di cella formata da solide sbarre di negatività e ci tiene imprigionati dentro.
Guardando il mondo attraverso la gabbia del Panico ci sembrerà di non poter essere mai più felici.

Allo stadio normale invece, l’ansia è perfettamente (o quasi) gestibile.
Quindi sono arrivata alla conclusione che la cosa migliore sia impedirle di arrivare ad ingrandirsi così tanto!
In che modo?
Semplice (più o meno), per prima cosa eliminando la sua fonte di nutrimento primaria: i pensieri negativi.
Questi dovete immaginarli come dei grossi ravanelli neri, pronti ad infestare il nostro cervello, vanno estirpati prima che riescano ad affondare le loro radici nel profondo.
Ogni volta che affiora appena appena un pensiero negativo, cercate subito di eliminarlo, e non intendo reprimerlo, perché altrimenti prima o poi risalterà fuori più intenso di prima, voglio dire di lasciarlo andare, scrollatelo via dalle vostre teste senza farlo attecchire.

Quando la tenete a dieta, l’ansia diventa molto più socievole e amichevole, alla fine si abituerà al cambio di regime alimentare e si trasformerà da sola in ansia positiva.

Ebbene sì fondamentalmente anche l’ansia può essere positiva, è il nostro campanello d’allarme, una specie di “guardiano avvisatore”: ci avverte quando stiamo per fare qualcosa di pericoloso o rischioso, oppure mantiene alta la nostra attenzione nei confronti di qualcosa, a modo suo ci sprona a raggiungere un obiettivo ponendolo al primo posto nei nostri pensieri, oppure ci mette in allerta se viene a mancare equilibrio nel nostro mondo interiore. In questo caso se l’ansia vi suggerisce che qualcosa non va, datele retta, chiudete gli occhi, fate un lungo respiro ed esplorate il vostro io andando a cercare cosa c’è che non torna.
Insomma l’ansia non è intrinsecamente così cattiva come poteva sembrarci, siamo noi a farla diventare tale, nutrendola in modo sbagliato, mi sembra un’entità molto incompresa, forse se imparassimo a conoscerla ci mostrerebbe un lato di se che non abbiamo mai preso in considerazione.
Forse il modo migliore per “sconfiggerla” è farsela amica.

Take care to shine Bannies, abbiate cura della vostra ansia!