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Le sconfitte. Paesaggi scozzesi e scimmie urlatrici.

Se io fossi una vera blogger, una di quelle fighe, che ha l’account Instagram con milioni di follower, non vi starei scrivendo questo post. Però, come vi avevo detto, non mi interessa mostrare una vita patinata che non è la mia, né tanto meno una persona perfetta, che certamente non sono.
Anzi, più vado avanti, più i miei difetti mi si palesano sfacciatamente uno dopo l’altro.
Il lato positivo della cosa (ce n’è sempre uno) è che riesco a prendere consapevolezza e persino a migliorarmi un pochino ogni volta.
Quindi eccomi qua, a condividere con tutti le mie paure e le mie sconfitte, ma sopratutto quello che ho imparato da entrambe.

Per prima cosa voglio confessarvi che condividere una sconfitta non è facile, per quanto mi ritenga una persona abbastanza umile e pienamente consapevole dei suoi limiti, spiattellare una cantonata così apertamente non è stato un pasto facile da digerire.

Fino a ieri ho sempre pensato di essere una persona che sapeva accettare ed incassare le sconfitte, invece, davanti ad un orribile paesaggio scozzese, mi sono resa conto che questa è sempre stata una mia teoria.
Sì certo, tecnicamente sapevo come eventualmente avrei dovuto accettare un insuccesso, ma in pratica ho sempre cercato di evitare come la peste qualsiasi possibilità che potesse prevederne uno.

La regina della comfort zone

Ho sempre dribblato le situazioni pericolose, e abbandonato tutte le strade che potessero portare ad un rischio di sconfitta.
Cioè in pratica mi sono resa conto di essermi arresa spesso ancora prima di cominciare, per paura di affrontare ipotetiche disfatte che sarebbero potute accadere.
Questo mi ha portato a ritirarmi in un’alta torre piena di sogni, idee e pensieri, ma senza il coraggio di condividerli con nessuno.
La paura del fallimento mi ha sempre pietrificata, lasciandomi immobile nel mio mondo.
Specialmente per quanto riguarda il disegno, non avendo mai potuto frequentare una scuola vera e propria, mi sono sempre sentita inferiore a tutti gli altri, per via della mancanza di basi scolastiche e teoria generale. Così, seppure abbia sempre voluto farne la mia professione, al dunque mi sono tirata indietro o comunque ho sempre avanzato in punta di piedi, a microscopici passi, inconsciamente sicura che avrei trovato nel mondo, una risposta negativa al mio lavoro ed avrei fallito.

In tutto ciò immagino vi starete chiedendo che diavolo c’entrano le scimmie urlatrici…
Ci arriveremo.

Dunque ieri ho installato la nuova versione del programma che uso per disegnare (per chi fosse interessato si chiama Krita e lo consiglio a davvero a tutti).
Stavo studiando tutte le nuove super fighissime impostazioni, i nuovi pennelli e gli effetti grafici.
Sono rimasta letteralmente a bocca aperta guardando i disegni realizzati da altre persone con questo programma.
Erano assolutamente spettacolari, specialmente quelli di David Revoy, che è uno dei miei illustratori preferiti (altro consiglio: provate a seguire i suoi lavori, sono meravigliosi).
Così ho deciso di sperimentare anche io questa nuova versione. Era tanto tempo che volevo provare a dipingere un paesaggio, adoro i paesaggi naturali, che siano disegni o fotografie.
Ne ho scelto uno scozzese e mi sono messa all’opera.
Già dopo aver colorato le prime due colline, eccola li, la dura realtà manifestarsi ai miei occhi:
Non ero assolutamente capace!!!
Momento di panico, ho pensato di lasciar stare e chiudere tutto senza finire il disegno, tanto non ne valeva la pena.
Poi Yue mi ha saggiamente convinta a concludere ciò che avevo iniziato, se non altro per vedere alla fine cosa sarebbe saltato fuori… e così…


Perché proprio una scimmia urlatrice?
Perché sono sicura che una scimmia tranquilla, senza urlare, sarebbe stata in grado di fare di meglio.
Però sono riuscita ad affrontare la cosa in modo maturo e razionale.


Dopo una mezz’ora buona di autocommiserazione e depressione, ho iniziato a riprendermi.
Ok avevo disegnato il peggior paesaggio scozzese che avessi mai visto, ok la scimmia urlatrice continuava a saltellare ovunque per casa, però avevo finito quello che avevo iniziato, sapevo che sarebbe stata una sconfitta ma sono andata fino in fondo e tutto sommato ero ancora li, viva e vegeta ed in grado di imparare addirittura qualcosa.
Era stato un fallimento, è vero ma era il mio primo, coraggioso fallimento.

Se continuo ad impegnarmi domani probabilmente disegnerò come un ragazzino delle medie, (che e sempre meglio di una scimmia), e dopodomani come un liceale, e così via, piano piano riuscirò a diventare una vera illustratrice, anzi una vera artista, a 360 gradi, capace di esprimersi con qualunque mezzo a sua disposizione.
Da quella sconfitta è nata una grande vittoria, avevo abbattuto un muretto della mia comfort zone e mi ero confrontata con qualcosa di nuovo e che non avevo mai fatto, avevo miseramente fallito ma era stata un’esperienza molto formativa, ero riuscita ad affrontare la paura stessa dell’insuccesso e non solo, adesso la sto persino condividendo!

Così ho fatto pace con la scimmia urlatrice , ho scoperto che dopo una banana e qualche carezza era anche un tipo affabile, e l’ho ringraziata perché so che aveva fatto comunque del suo meglio.

E così, per merito di una scimmia e di un orribile paesaggio, ho imparato che tutto sommato si può sopravvivere alle sconfitte, e che il fallimento peggiore è non provare nemmeno a vincere le proprie paure.
Per questo motivo credo di aver perso molte occasioni per migliorare, perché l’unico modo per vedere una sconfitta è proprio questo: un’occasione.
Per la prima volta credo di aver finalmente capito a fondo una citazione che ho letto decine di volte:

“La sconfitta non esiste. O si vince o si impara”.

Scontrarmi faccia a faccia con i miei limiti mi ha fatto capire che solo conoscendoli a fondo posso superarli.
Inoltre accettare una sconfitta mi ha fatto sentire incredibilmente più leggera e distesa, un pensierino è affiorato: da quel momento in poi potevo solo migliorare.

Take care to shine Bannies!

Ps: ovviamente, tutto questo grande conflitto a lieto fine con me stessa, è avvenuto verso le 2/3 di notte per cui stamattina…